Sono passati molti mesi dall’ultima newsletter. Nonostante gli spunti offerti dalla mia pratica clinica siano innumerevoli, il periodo particolarmente impegnativo non mi ha consentito la lucidità e la spinta necessaria a scrivere qualcosa di significativamente utile per voi. C’è però un tema che si è riproposto troppe volte per non affrontarlo: il tema dell’osteoporosi e dell’allenamento della forza. Nella stramaggioranza dei casi, a chi viene diagnosticato una condizione di ostiopenia o di osteoporosi (l’osteopenia è un campanello d’allarme, l’osteoporosi è uno stadio più avanzato di perdita di resistenza dell’osso), ancora oggi SUBISCE l’indicazione di non sollevare carichi. Solo in pochissimi più fortunati casi viene giustamente raccomandato l’allenamento contro resistenza.
Perché è ancora cosi difficile riconoscere l’importanza dei pesi?
Provo a rispondere cosi:
1.l’associazione “osso fragile=non caricare”. Per decenni il ragionamento è stato intuitivo:
- osso fragile = rischio di frattura;
- carico elevato = aumento delle forze sull’osso;
- quindi meglio evitare i carichi.
Il problema è che questo ragionamento considera solo il rischio immediato e non l’adattamento biologico. Oggi sappiamo che l’osso ha bisogno di stimoli meccanici per mantenersi.
È un po’ come dire a una persona con muscoli deboli di non usare mai i muscoli per paura di affaticarli.
2. Le vecchie linee guida erano molto prudenti. Negli anni ’80, ’90 e nei primi anni 2000, molte raccomandazioni si concentravano soprattutto sull’evitare:
- cadute;
- flessioni profonde del tronco;
- torsioni della colonna;
- sollevamento scorretto di carichi.
Il messaggio, passando da uno specialista all’altro, si è spesso trasformato in:
“Non sollevare pesi.”
3. Formazione medica centrata sul farmaco
Storicamente l’osteoporosi è stata considerata una patologia da trattare principalmente con:
- calcio;
- vitamina D;
- farmaci anti-riassorbitivi o anabolici.
L’esercizio fisico era visto come complemento e non come parte centrale della terapia.
Negli ultimi 15-20 anni la letteratura sull’esercizio terapeutico è cresciuta enormemente, ma forse non tutti sono a conoscenza dell’evoluzione degli studi.
4. Paura medico-legale
Molti medici ragionano così:
- se dico “non sollevi pesi” e il paziente si indebolisce, difficilmente mi verrà contestato;
- se autorizzo pesi e il paziente si frattura, anche per cause indipendenti, potrebbe essere percepito come una mia responsabilità.
Questo porta talvolta a consigli eccessivamente cautelativi.
Oggi il concetto si sta spostando da:
“Proteggere l’osso evitando i carichi”a
“Proteggere l’osso rendendolo più forte attraverso carichi appropriati.”
È lo stesso cambio di prospettiva che abbiamo visto per il mal di schiena: per anni il riposo era considerato la soluzione; oggi il movimento e il rinforzo sono parte integrante della cura.
L’osso si adatta ai carichi meccanici che riceve. Più lo stimolo è appropriato, maggiore è il segnale per mantenere o aumentare la densità minerale ossea.
Quindi cosa dovremmo indicare nella pratica?
1. Allenamento della forza (la base)
È l’intervento con le evidenze più solide.
Esercizi principali:
- Squat
- Affondi
- Stacchi (adattati alle capacità della persona)
- Step-up
- Hip thrust
- Military press
- Rematore
L’obiettivo è coinvolgere grandi masse muscolari che trasmettono tensioni significative all’osso.
2. Esercizi con impatto
Se non vi sono controindicazioni:
- Camminata veloce
- Salita delle scale
- Saltelli sul posto
- Balzi leggeri
- Skip
- Piccoli salti multidirezionali
L’impatto genera forze di reazione al suolo che stimolano il rimodellamento osseo.
3. Equilibrio e coordinazione
Per molte persone, la prevenzione della frattura passa soprattutto dalla prevenzione delle cadute. Non aumentano direttamente la densità ossea ma riducono il rischio di caduta:
- Appoggi monopodalici
- Cambi di direzione
- Esercizi con BlazePod o stimoli visivi
Forza
- 2-3 sedute/settimana
- 5-8 esercizi principali
- 2-3 serie
- 5-12 ripetizioni
- Intensità moderata-alta (circa 70-85% 1RM quando appropriato)
In pratica:
- il carico deve essere percepito come impegnativo;
- le ultime ripetizioni devono richiedere uno sforzo significativo.
Cosa è meno efficace?
Da solo, ha effetti limitati sulla densità ossea:
- Nuoto
- Ciclismo
- Attività in scarico
- Ginnastica dolce senza sovraccarico
Sono ottime attività cardiovascolari, ma non rappresentano uno stimolo per la crescita ossea particolarmente forte.
Vi ringrazio per l’attenzione e spero di ritrovare una frequenza regolare di questi approfondimenti.